Go Go Monster, i bambini sensibili di Tayo Matsumoto tra emarginazione e crescita

Pubblicato il 2019-07-09

Il 17 luglio, con l’etichetta J-POP Manga, arriva in tutte le librerie e fumetterie Go Go Monster del maestro Tayo Matsumoto, un racconto poetico e toccante dal disegno sincero e il tratto europeo.

Yuki Tachibana, nove anni, vive in due mondi. In uno è un bimbo solitario, preso in giro dai compagni di classe e rimproverato dagli insegnanti perché racconta storie di esseri soprannaturali che solo lui può vedere. Nell’altro, invece, gli esseri che lui vede competono per il potere con spiriti malvagi, portando caos nella scuola, nelle vite degli studenti e nella stessa natura. IQ indossa una maschera per nasconde il viso. Entrambi sono nati dalla fantasia del Maestro Taiyo Matsumoto (autore tra gli altri di Sunny, Tekkon Kinkreet ndr), protagonisti dell’opera Go Go Monster.

Quello che costruisce l’autore è un racconto poetico e toccante sull’emarginazione e sulla crescita. «Può capitare», spiega Matsumoto nell’intervista esclusiva rilasciata per i lettori italiani e pubblicata a fine volume, «che le persone speciali (sia che si distinguano in positivo che in negativo) riscontrino difficoltà nel sintonizzarsi con chi sta loro accanto, il che può anche comportare sofferenze. Il modo in cui i bambini esprimono le proprie emozioni è sempre originale e varia incredibilmente da persona a persona. Il che è, a mio avviso, interessante. I bambini dei miei manga in alcune occasioni possono essere crudeli, ma il mio obiettivo quando li disegno è che sembrino sempre naturali».

Go Go Monster ha rappresentato anche una sfida per il sensei: «Prima di Go Go Monster, tutti i miei manga erano usciti a episodi su rivista, il che mi portava, entro un certo limite, a sviluppare la vicenda anche sulla base delle reazioni dei lettori. Realizzare pagine senza questi feedback è stato molto più complicato di quanto non avessi immaginato. Nel rileggere quanto scritto, mi veniva sempre voglia di modificarlo, e proprio i vari interventi mi hanno costretto a impiegare molto più tempo di quanto avessi preventivato per il completamento dell’opera».